Gli infermieri? Missionari, subalterni al medico e privi di istruzione. Ecco come vengono visti.

Gli stereotipi sessisti e retrogradi associati alla professione infermieristica, in particolare alle donne, sono denunciati da 9 professionisti su dieci. Sono i dati emersi da un sondaggio realizzato dalla Satse Nursing Union, nell’ambito della celebrazione della Giornata internazionale della donna.Dai risultati del sondaggio, condotto tra il 13 e il 23 febbraio di quest’anno, è emerso che il 90 % degli infermieri ritiene che nella società resistano ancora numerosi gli stereotipi retrogradi e sessisti, con l’aggiunta di commenti, atteggiamenti e comportamenti offensivi e umilianti che li danneggiano su un livello personale e professionale.”Il fatto che gli infermieri continuino a denunciare questa realtà inaccettabile dimostra che il passare degli anni non ha portato a un miglioramento della situazione, il che dimostra che stiamo fallendo come società quando si tratta di riconoscere e trattare un intero gruppo come dovremmo, ovvero da professionisti, per il solo fatto di essere costituito in maggioranza da donne”, puntualizzano dall’organizzazione sindacale. Alla domanda sullo stereotipo più presente o sull’immagine irreale nel caso degli infermieri, quasi l’82% pensa che quella che ancora si crede sia una professione “dipendente” da un altro gruppo sanitario. Al secondo posto c’è quella di essere una “professione vocazionale e senza un proprio corpo di conoscenza” (60%), seguita dall’essere “esclusivamente femminile” (39%), dall’essere una “professione sessualizzata” (38%) e dal “non avere una istruzione universitaria» (25%). Il nuovo sondaggio di opinione realizzato da Satse, nell’ambito della sua campagna permanente “Rompi gli stereotipi”, offre altri dati molto significativi, come ad esempio che il 53,59 % degli infermieri hanno subito in prima persona o conoscono un collega che è stato vittima di commenti e/o comportamenti offensivi e denigratori basati sull’immagine stereotipata e sessista della professione. L’indagine raccoglie anche più di 2.000 commenti personali di infermieri interpellati da Satse, che confermano che c’è ancora una significativa mancanza di rispetto e, a volte, anche di disprezzo, sottovalutando la loro stessa professione e gli infermieri per ragioni di genere. Nello specifico, i commenti alludono al fatto che, in molti casi, agli uomini viene sistematicamente assegnato uno ‘status’ o una categoria socialmente superiore, e alle donne continuano ad essere attribuiti ruoli arcaici e retrogradi, con espressioni del tipo “non sai, lascia venga un uomo che sa”, ecc. Allo stesso modo, i commenti “sessualizzati” sono ancora comuni, dall’uso di termini come “ragazza” o “carina”, anche molti altri dolorosi, denigratori e offensivi che incidono sulla loro privacy… D’altra parte, praticamente tutti i professionisti intervistati (93,7 per cento) ritengono di non avere il riconoscimento e la visibilità sociale che gli spettano per responsabilità, qualifica e competenza professionale. Alla domanda se l’immagine dell’infermieristica che viene trasferita attraverso i media e altri ambiti (cinema, spettacoli, social network, internet…) è coerente con le competenze e le funzioni all’interno del sistema sanitario, la risposta è decisamente negativa, dal momento che il 92% degli intervistati pensa che non lo sia. Sulla base di tutti questi dati, Satse sottolinea che, pur “presumendo” di far parte di una società moderna, tollerante e consapevole della lotta alla discriminazione, gli infermieri come professione, e gli infermieri come professionisti e come donne, continuano ad essere inquadrati in arcaici, stereotipi sessualizzati e umilianti che impediscono loro di andare avanti, cosa che non li avvantaggia come professionisti o società in generale.

Fonte: Infermieristicamente.it

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