Contratto infermieri. Il 7 settembre prende il via la trattativa. Cosa si può ottenere

Martedì prossimo, 7 settembre, nella sede dell’Aran, si apriranno il tavolo delle trattative, per il rinnovo contrattuale del Comparto Sanità, 2019-2021.

Riproponiamo, l’intervista ad Andrea Bottega, segretario Nazionale NurSind, perché, ancora una volta, tutti, abbiano chiaro cosa possiamo ottenere dal contratto e cosa è materia legislativa.

Abbiamo chiesto ad Andrea Bottega, Segretario Nazionale NurSind, cosa aspettarsi da questo rinnovo contrattuale.

Segretario, l’apertura del tavolo contrattuale, ha messo in fermento l’intera categoria infermieristica, comprensibile aspettarsi di più, dopo i sacrifici richiesti agli infermieri nel periodo più buio del Covid. A fronte degli stanziamenti economici illustrati, lei ritiene che gli aumenti possano essere più sostanziali rispetto al passato rinnovo contrattuale?

Con il rinnovo del contratto gli infermieri percepiranno anche l’indennità di specificità che il governo ci ha concesso anche a seguito della nostra manifestazione davanti a Montecitorio del 10 ottobre 2020. Non era l’aumento che chiedevamo ma è pur sempre un piccolo segnale di attenzione. Sappiamo poi che gli altri sindacati in sede parlamentare hanno chiesto lo stesso trattamento per le altre professioni sanitarie e gli OSS per cui la platea dei beneficiari si è allargata.

Quindi per questi lavoratori l’aumento contrattuale sarà superiore rispetto agli anni passati – anche se ancora lontano dalla corretta remunerazione delle professionalità presenti nel comparto – in quanto oltre al finanziamento “standard” per il rinnovo dei contratti del pubblico impiego (3,78% del monte salari + uno 0,60% di elemento perequativo che già percepiamo in busta paga) la contrattazione dovrà destinare anche i 335 milioni di euro stanziati dalla legge di bilancio 2021 per l’indennità di specificità per il personale infermieristico e 100 milioni per il restante personale sanitario e OSS. Quanto poi realmente sarà nelle buste paga è il compito del tavolo negoziale che ne deciderà le destinazioni (parte fissa e parte variabile della retribuzione). Inoltre, si dovrà tenere conto che questo rinnovo contrattuale si caratterizza per la riorganizzazione del sistema di classificazione del personale che richiederà un’integrazione economica con ulteriori risorse promesse dal Ministro Brunetta nel “patto per l’innovazione del lavoro pubblico e coesione sociale” del 10 marzo 2021.

Chiariamo la questione dell’indennità infermieristica. Potrebbe contribuire ad un aumento economico mensile più consistente?

Più consistente sì perché alla fine ha il valore equivalente a un aumento contrattuale tutto sul trattamento fondamentale ma non è abbastanza, o perlomeno non è quanto la categoria sperava. L’aumento previsto sarà circa di 75 euro lordi mensili con arretrati dal 1 gennaio 2021. Nursind aveva chiesto almeno 100 euro mensili ma il Parlamento ha deciso di dare gli altri 100 milioni a disposizione alle altre figure sanitarie e agli OSS. L’aspetto positivo è che i 435 milioni di euro stanziati andranno nel trattamento fondamentale e quindi potranno essere portati come base per il finanziamento dei prossimi contratti.

Nel dopo Covid, le richieste degli infermieri sono tante. Dando uno sguardo ai social, agorà virtuale, in cui si raccolgono facilmente gli umori della categoria infermieristica, ho potuto constatare come gli infermieri chiedano che questo contratto ponga fine ad annose questioni come la fine vincolo di esclusività, il riconoscimento del lavoro usurante, il pre-pensionamento. Possiamo chiarire cosa è materia di contratto e cosa non lo è?

Certamente è utile fare chiarezza sul punto. Queste richieste non rientrano tra le materie contrattuali e richiedono delle modifiche legislative che solo il Parlamento può fare. Naturalmente il governo può fare molto inserendole nei loro provvedimenti ma poi è il Parlamento che deve convertile in leggi. Lavoro usurante, lavoro gravoso, anticipo pensionistico sono temi all’attenzione del ministro del lavoro e sono temi aperti per la riforma pensionistica che, speriamo, entro fine anno giunga all’attenzione delle camere. Sul vincolo di esclusività ci sono stati diversi emendamenti che abbiamo tentato di presentare attraverso la collaborazione con alcuni parlamentari ma sono sempre stati puntualmente respinti. Penso che una eventuale accelerazione sull’esclusività si potrebbe avere se la Corte di Cassazione sentenziasse a nostro favore nelle due cause pilota che abbiamo pendenti dal 2017. È dunque importante avere ben presente in quale tavolo si possono realizzare le giuste richieste della categoria e non confondere i piani di azione. Il Nursind agisce su entrambi i piani, modifiche legislative e contrattazione, ma con modalità e tempi diversi. Inoltre, a fianco della contrattazione, in questi anni abbiamo agito molto anche sul piano giuridico portando all’attenzione dei giudici molti aspetti che incidono anche sulla retribuzione degli infermieri ed abbiamo vinto diverse cause che stiamo portando a beneficio di tutti. Ricordo ad esempio che i tempi di vestizione introdotti nel contratto nascono dalla vittoria di un segretario Nursind in Cassazione.

L’uscita dal comparto è un’altra questione cogente, gli infermieri la chiedono a gran voce. Segretario, ci spiega in termini chiari, cosa possiamo ottenere da questo contratto. Cosa vuol dire uscita dal comparto ed area contrattuale separata?

Anche qui è necessario fare chiarezza. Il numero dei comparti è deciso dalla legge; uscire dal comparto per avere un’area separata significa che la maggioranza del parlamento dovrebbe approvare una modifica al decreto legislativo 165/2001 e istituire un apposito comparto per gli infermieri o le professioni sanitarie. Questo per noi avrebbe senso perché sarebbe veramente il comparto corrispondente all’area sanitaria dirigenziale. Questa volontà politica di modificare la norma in questo governo non c’è e soprattutto non vedo la volontà delle confederazioni sindacali maggioritarie di andare in questa direzione. In secondo rodine si potrebbe creare una sezione all’interno del comparto che potrebbe essere utile per trattare alcuni temi specifici della professione (pensiamo tutto al disagio della turnistica) ma economicamente non cambierebbe molto in quanto le risorse sarebbero sempre comuni al comparto. Date queste condizioni penso che saremo costretti a lavorare dentro questo comparto ma potremmo avere una maggior risultato in termini di valorizzazione della professione se gli infermieri dessero più forza ai sindacati infermieristici iscrivendosi al sindacato che più di altri rappresenta la loro categoria.

Abbiamo visto i termini economici del contratto. Dal punto di vista normativo, in tema di diritti, NurSind cosa chiede?

Sulla parte normativa una revisione sostanziale è stata fatta con l’ultimo contratto. La parte normativa del CCNL è in gran parte simile in tutti i contratti del pubblico impiego proprio perché i diritti sono egualmente validi. In genere questa parte è mutuata dal contratto delle funzioni centrali che è il primo a giungere a definizione. Realisticamente penso si possa tentare di aggiustare qualcosa del precedente contratto soprattutto portando in evidenza la peculiarità di un comparto che non ha pari nella pubblica amministrazione. In tal senso Nursind ha già stilato alcune richieste che vanno nella direzione di dare maggiore esigibilità ai diritti previsti dal CCNL 2018 e di una maggiore chiarezza del testo.

Un’ultima domanda, con il passaggio degli Oss all’area socio-sanitaria, ci si aspetta un passaggio dalla fascia B alla C, con conseguente aumento stipendiale. Visto che la norma, chiarisce come il passaggio all’area socio-sanitaria avvenga senza oneri aggiunti. E’ possibile che questo passaggio avvenga erodendo risorse economiche destinate agli infermieri?

Proprio questo aspetto degli oneri aggiuntivi è la chiave di volta per capire se la modifica normativa produrrà anche un nuovo inquadramento di maggiore livello economico. Posto che con la revisione della classificazione del personale non ci è dato ancora sapere se saranno mantenute le categorie (A, B, Bs, C, D, Ds) o ci sarà dell’altro, per un eventuale passaggio di categoria di così tanti lavoratori le risorse economiche non basterebbero se non veramente prendendole dal doveroso aumento che aspetta anche a tutto il resto del personale. La presenza di Nursind al tavolo ha comunque anche questa funzione: vigilare affinché le risorse disponibili vadano a remunerare anche e soprattutto gli infermieri. Ricordo ai più che siamo stati l’unico sindacato a non condividere e a non sottoscrivere il CCNL del 2018 proprio perché non dava nulla agli infermieri, anzi in qualche modo li puniva dando maggiore risorse alle altre figure del comparto. E gli infermieri se ne sono ben resi conto considerato la continua crescita che il Nursind continua ad avere. Sarebbe paradossale che anche questa volta le altre organizzazioni sindacali (CGIL, CISL, UIL, FIALS, NURSING UP) mantenessero questo atteggiamento verso una categoria che si è dimostrata ancora una volta il perno su cui si regge la lotta contro le malattie: ciò porterebbe allo smantellamento del servizio pubblico. Se non adeguatamente remunerata questa professione, considerato i rischi e le responsabilità che comporta, non sarà attrattiva per i giovani e quindi non avremmo abbastanza infermieri nei prossimi anni per garantire quella forza lavoro necessaria per attuare le riforme che il governo si è proposto di fare. Da questo punto di vista confidiamo che anche la parte datoriale ne sia consapevole e cerchi un accordo che vada nella direzione di una corretta valorizzazione dell’infermiere. Nursind non permetterà lo svotamento del servizio pubblico perché questo è ciò che ci chiedono gli infermieri ma è anche quello che vogliono i cittadini. E noi saremo al loro fianco in questa battaglia per non dimenticare i sacrifici fatti durante la pandemia.

Fonte: infermieristicamente.it