Ragusa – Il 30 giugno scade la prima anticipazione di cassa da 50 milioni di euro. Due giorni dopo l’ASP di Ragusa conta i soldi disponibili: 13.247.054,64 euro. Il 3 luglio torna in banca e chiede altri 50 milioni.
Tre date. Tre numeri. E una domanda che ormai va oltre il semplice problema di liquidità: la carenza di cassa dell’Azienda sanitaria ragusana è ancora temporanea o sta diventando strutturale? Una domanda che, a quanto pare, cominciano a porsi anche a Palermo.
Dagli uffici dell’assessorato regionale alla Salute si sarebbero accesi i riflettori sulla situazione finanziaria dell’ASP di Ragusa. Fonti assessoriali riferiscono che già nel corso della settimana il direttore generale Giuseppe Drago e il direttore amministrativo Massimo Cicero potrebbero essere convocati negli uffici di Piazza Ottavio Ziino, a Palermo, per fornire chiarimenti sull’andamento della cassa e sul ricorso consecutivo alle anticipazioni bancarie.
L’attenzione dell’assessorato, secondo quanto filtra da Palermo, sarebbe concentrata proprio sui numeri della liquidità e sulla necessità di comprendere le ragioni che hanno portato l’Azienda a chiedere due plafond consecutivi da 50 milioni di euro.
La prima richiesta risale ad aprile. Con la delibera numero 765 dell’11 aprile 2026, l’ASP chiede al tesoriere UniCredit la possibilità di utilizzare fino a 50 milioni di euro. In quel momento nelle casse aziendali ci sono poco più di 21 milioni. Non bastano, spiega l’Azienda, per pagare stipendi, compensi ai medici convenzionati, ritenute e fornitori.
La banca apre il rubinetto fino al 30 giugno. Arriva la scadenza. Ma il problema non sembra risolto.
Il 2 luglio la disponibilità dell’ASP è scesa a 13,2 milioni di euro. Il giorno dopo, con la delibera numero 1433, l’Azienda chiede una nuova anticipazione. Ancora 50 milioni. Questa volta fino al 30 settembre.
La prima anticipazione finisce. La seconda comincia. Quasi senza soluzione di continuità. Ed è qui che la vicenda diventa una questione di gestione.
La governance Drago-Cicero, nel giro di meno di tre mesi, ricorre per due volte consecutive allo stesso plafond bancario da 50 milioni di euro. Non sono cento milioni di debiti. Va detto con chiarezza.
L’anticipazione funziona come una linea di credito. Gli interessi vengono calcolati sulle somme realmente utilizzate e soltanto per i giorni di effettiva esposizione. Ma il denaro della banca costa.
Le condizioni del servizio di tesoreria prevedono un tasso collegato all’Euribor a tre mesi maggiorato di 2,88 punti percentuali. Ai valori attuali, il costo teorico del denaro si colloca attorno al 5,2 per cento annuo.
Con tutti i 50 milioni utilizzati il tassametro degli interessi significa circa 7 mila euro di interessi al giorno. Quasi 300 euro ogni ora.
Se l’intero plafond della nuova anticipazione restasse utilizzato dal 3 luglio al 30 settembre, il conto teorico potrebbe superare i 630 mila euro di soli interessi.
Ma è sulla prima anticipazione che si concentra adesso l’interrogativo principale. Quanto dei 50 milioni concessi ad aprile è stato realmente utilizzato? Per quanti giorni? Qual è stato il picco massimo di esposizione bancaria dell’ASP? E soprattutto: quanti interessi passivi sono già maturati al 30 giugno?
Sono i numeri che potrebbero finire sul tavolo dell’assessorato regionale alla Salute.
Perché se il ricorso alla banca è stato limitato a pochi giorni e a somme contenute, siamo davanti a una normale esigenza tecnica di tesoreria. Se invece l’ASP è rimasta esposta per settimane su decine di milioni di euro, il quadro cambia.
Ad aprile c’erano poco più di 21 milioni di euro e serviva l’anticipazione. A luglio la cassa è scesa a 13,2 milioni e serve una nuova anticipazione.
Il punto è capire se l’ASP stia utilizzando la banca per superare un momento di difficoltà o se il ricorso all’anticipazione stia diventando una componente ordinaria della gestione finanziaria.
A Palermo, intanto, qualcuno avrebbe già cominciato a fare i conti. E per Giuseppe Drago e Massimo Cicero potrebbe presto arrivare il momento di spiegarli.
Fonte: RagusaNews.com

